Cesare De Marchi
 
 
 
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saggi - testo 5

 

Il grande fascino di quest'opera, ambiziosa nell'assunto e non impeccabile nell'esecuzione complessiva, si fonda senza dubbio sulla peculiarità della sua tecnica narrativa e del suo stile. L'intonazione fondamentale, la corrente principale che può distinguersi nel fiume della storia, è realistica; o almeno sembra tale. I primi due capoversi del racconto allineano comode proposizioni principali, che volentieri indugiano in dettagli anche minuziosi conservando tuttavia la loro linearità e concedendosi tutt'al più la diversione d'una coordinata o d'una dipendente… Anche il primo scambio dialogico, legato da una lunga didascalia descrittiva, sopraggiunge senza alterare il tessuto stilistico. Ma ecco che, già dopo la breve battuta di Hans, l'apparente oggettività della rappresentazione fa luogo, secondo una formula già sperimentata con successo (come si è visto) nel Friedemann, al discorso libero indiretto, rendendo improvvisamente soggettivo l'angolo visuale della narrazione. La transizione dall'uno all'altro modulo espressivo è sfumata da una frase ancora «oggettiva» («Tonio ammutolì, e i suoi occhi s´intorbidarono»), che concentra però l'attenzione sul personaggio di Tonio, dal quale procede quindi, costruita su una marcata iterazione, l'interrogazione che segue: «Hans se n´era dimenticato? Solo adesso gli tornava in mente che quel mezzogiorno avevano stabilito di passeggiare un po´ insieme?» Altre volte invece il discorso interiore di Tonio si fa senz'altro diretto, preceduto da locuzioni come «Non di rado pensava altresì» o «Talvolta pensava a un dipresso così».
      L'alternanza dei moduli soggettivo e oggettivo diventa così la costante strutturale dell'opera. In questo, più che nell'uso del motivo conduttore (su cui lo stesso Mann ha tanto insistito), risiede il carattere profondamente musicale della narrazione: i registri stilistici si oppongono, si attraversano, s'intrecciano come i temi in una sinfonia, generando quella sorta di melodia infinita del discorso così tipica della miglior prosa di Mann; la quale sembra semmai ricevere, dalla ripresa letterale o quasi letterale di sequenze di aggettivi o di intere proposizioni, piuttosto un arresto che un impulso; per non dire quanto di meccanico ed estrinseco vi sia nelle due scene parallele della festa, rispettivamente nel II e nell'VIII capitolo, con personaggi e situazioni specifiche che si fanno riscontro.

(Vita, arte e morte. La genesi del mondo poetico di Thomas Mann, introduzione alla traduzione non ancora apparsa di Tonio Kröger e Tristan; © Cesare De Marchi)

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